La sostenibilità dei sistemi pensionistici è oggi al centro del dibattito in tutta Europa. In Germania il governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz ha avviato, nel corso del 2026, un percorso di riforma che introduce per la prima volta un elemento di capitalizzazione accanto al tradizionale sistema a ripartizione. In Italia, nel frattempo, la Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199) ha aggiornato i requisiti di accesso al pensionamento e ha profondamente modificato le regole sulla previdenza complementare. Questo articolo ricostruisce, sulla base delle fonti ufficiali disponibili, le principali novità nei due Paesi e i temi al centro del dibattito sulla prossima manovra italiana.

La riforma pensionistica tedesca
Le proposte di riforma tedesca nascono dal lavoro della Rentenkommission, la commissione governativa istituita nel gennaio 2026 e composta da tredici membri (esperti indicati da CDU/CSU e SPD, oltre a tre parlamentari). La commissione ha approvato all’unanimità un pacchetto di 33 raccomandazioni, presentato nel giugno 2026, che il cancelliere Merz si è impegnato a tradurre in un intervento normativo entro la fine dell’anno.
Innalzamento dell’età pensionabile
Le proposte prevedono, a partire dal 2032, il collegamento graduale dell’età pensionabile alla speranza di vita, secondo un rapporto di due a uno (ogni anno aggiuntivo di aspettativa di vita comporta un aumento di otto mesi dell’età di uscita). Viene inoltre prospettata l’abolizione della possibilità di andare in pensione senza penalizzazioni dopo 45 anni di contributi, e l’età minima per il pensionamento anticipato con riduzione dell’assegno salirebbe da 63 a 64 anni.
La stabilizzazione del livello pensionistico
Il cosiddetto livello pensionistico (Rentenniveau), cioè il rapporto tra la pensione media e il salario medio, è stato stabilizzato al 48% fino al 2031. Secondo la bozza della relazione sulla previdenza sociale predisposta dalla Ministra del Lavoro Bärbel Bas (SPD), le pensioni tedesche dovrebbero aumentare del 3,73% dal 1° luglio 2026. Il mantenimento della soglia del 48% comporterebbe, secondo le stime riportate, oneri aggiuntivi per il bilancio federale fino a 122 miliardi di euro complessivi entro il 2039.
La novità principale: la pensione pubblica a capitalizzazione
L’elemento di maggiore rilievo della riforma è l’introduzione della gesetzliche Kapitalrente, una pensione pubblica a capitalizzazione sul modello svedese che affiancherebbe il sistema a ripartizione. È previsto un contributo aggiuntivo pari complessivamente al 2% della retribuzione lorda, suddiviso in parti uguali tra lavoratore e datore di lavoro, con introduzione progressiva in scatti dello 0,5%. Le somme versate non finanzierebbero le pensioni correnti, ma verrebbero accumulate e investite sui mercati finanziari a beneficio dei lavoratori che le hanno versate.
Il secondo pilastro: l’Altersvorsorgedepot
Parallelamente, dal 1° gennaio 2027 entrerà in vigore l’Altersvorsorgedepot, un nuovo strumento di previdenza integrativa che consente di investire in ETF e azioni con incentivi statali diretti fino a 540 euro l’anno, superando il precedente modello basato su rendite assicurative con garanzia obbligatoria del capitale (Riester-Rente). I contratti Riester-Rente già stipulati entro il 31 dicembre 2026 continueranno a essere validi secondo le regole precedenti. Il Bundesrat ha approvato la riforma l’8 maggio 2026. Secondo l’associazione tedesca dell’industria dei fondi (BVI), il solo comparto delle pensioni private tedesche è destinato a raddoppiare nel prossimo decennio, arrivando a circa 500 miliardi di euro.
La situazione in Italia

I nuovi requisiti di accesso alla pensione
Con la circolare n. 28 del 16 marzo 2026, l’INPS ha recepito le disposizioni della Legge di Bilancio 2026 e del decreto direttoriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 19 dicembre 2025 (di concerto con il Ministero del Lavoro), relative all’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita per il biennio 2027-2028. L’incremento complessivo previsto è di tre mesi, ma la Legge di Bilancio 2026 ne ha reso graduale l’applicazione: un mese in più dal 2027 e due mesi ulteriori dal 2028. Di conseguenza, la pensione di vecchiaia richiederà 67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028, mentre la pensione anticipata richiederà 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027 (43 anni e 1 mese per gli uomini nel 2028). Restano esclusi dall’incremento i lavoratori impegnati in attività usuranti e gravose. Il messaggio INPS n. 558 del 17 febbraio 2026 aveva già anticipato l’operatività di queste regole.
La manovra 2026 ha inoltre determinato il venir meno delle proroghe di Opzione Donna e Quota 103, mentre è stata confermata la proroga dell’APE sociale e dell’isopensione.

La riforma della previdenza complementare
Il capitolo più rilevante della Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025) riguarda però la previdenza complementare, con una riscrittura dell’articolo 8 del decreto legislativo 252/2005. Le principali novità, in vigore dal 1° luglio 2026, sono:
- Adesione automatica “al contrario”: per i lavoratori neoassunti nel settore privato (esclusi i domestici) che non esprimono una scelta, il TFR maturando confluisce automaticamente nel fondo pensione collettivo previsto dal contratto (o in quello con più adesioni in azienda), salvo revoca entro 60 giorni dall’assunzione.
- Irreversibilità della scelta di default: secondo la ricostruzione della riforma, se il TFR confluisce nel fondo per effetto del silenzio-assenso, non sarà possibile richiederne il rientro in azienda; resta invece sempre revocabile la scelta attiva di mantenere il TFR in azienda.
- Innalzamento della deducibilità fiscale: dal 2026 il limite di deducibilità dei contributi versati alla previdenza complementare sale da 5.164,57 a 5.300 euro annui.
- Estensione del Fondo di Tesoreria INPS: l’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria si estende progressivamente ai datori di lavoro con almeno 60 dipendenti nel biennio 2026-2027, per poi abbassarsi fino a coinvolgere le aziende con almeno 40 addetti dal 1° gennaio 2032.
- Maggiore flessibilità in uscita: nuove opzioni per la liquidazione del montante accumulato, incluso l’aumento della soglia richiedibile in capitale e nuove formule di rendita.
Sul piano dei numeri, secondo i dati riportati nelle fonti consultate il tasso di partecipazione ai fondi pensione privati si fermava, nel 2024, al 38,3% della forza lavoro (circa 10,4 milioni di aderenti a una forma di previdenza complementare), con un tasso di adesione tra i giovani fermo al 33,2% e tra le donne al 38,8%. Il 2025 avrebbe fatto segnare un massimo decennale con 775 mila nuovi iscritti, pur restando la partecipazione complessiva ritenuta insufficiente.
Il dibattito sulla manovra 2027
In vista della Legge di Bilancio 2027, i vertici di INPS, COVIP e Ministero del Lavoro hanno indicato, in occasione di un incontro pubblico riportato dalla stampa specializzata, che la prossima manovra dovrebbe intervenire nuovamente sulla previdenza complementare, in una prospettiva di potenziamento dei fondi integrativi. Il presidente dell’INPS, Gabriele Fava, ha sottolineato che il sistema previdenziale italiano è attualmente in buona salute ma richiede interventi anticipatori rispetto alle criticità future legate a longevità e calo demografico. Tra le proposte in discussione in sede politica figura, inoltre, una “Quota 41 flessibile” (uscita con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età, con ricalcolo interamente contributivo dell’assegno), proposta sostenuta dalla Lega ma non ancora recepita in un testo normativo.
Considerazioni conclusive
Il confronto tra i due sistemi mette in luce un punto di convergenza: sia la Germania sia l’Italia stanno spostando risorse e incentivi verso il secondo e terzo pilastro previdenziale, puntando sull’investimento dei contributi sui mercati finanziari (fondi pensione, ETF, azioni) come strumento complementare rispetto al sistema pubblico a ripartizione. La Germania introduce, in aggiunta, un elemento pubblico di capitalizzazione (la gesetzliche Kapitalrente) che l’Italia, allo stato attuale della normativa consultata, non prevede: il modello italiano resta ancorato al sistema contributivo a ripartizione per il primo pilastro, agendo sul secondo pilastro attraverso il rafforzamento dell’adesione ai fondi pensione negoziali.
Alcuni osservatori, come emerge dagli approfondimenti di settore consultati, indicano ulteriori nodi da affrontare nel contesto italiano: la funzione di “cuscinetto” ancora svolta dal TFR trattenuto in azienda, che continua a scoraggiare versamenti aggiuntivi; la frammentazione tra i numerosi fondi pensione di categoria, con regole non uniformi; e il divario nei costi di gestione tra fondi passivi (ETF) e fondi assicurativi tradizionali. Si tratta di temi che, sulla base delle fonti disponibili, risultano ancora oggetto di dibattito e non di misure normative già approvate in Italia.
Il quadro complessivo è quindi quello di una normativa italiana ancora in evoluzione, con la manovra 2027 attesa come ulteriore banco di prova per le scelte in materia di età pensionabile, requisiti contributivi e rafforzamento della previdenza complementare. Si invita a seguire gli aggiornamenti ufficiali di INPS, COVIP e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per le evoluzioni normative successive alla data di redazione del presente articolo.
| Avvertenza: il presente articolo ha finalità esclusivamente informativa e divulgativa e non costituisce consulenza legale o previdenziale. La normativa in materia pensionistica è soggetta a continui aggiornamenti; per una valutazione della propria posizione contributiva e delle opzioni disponibili si consiglia di rivolgersi a un professionista o di consultare direttamente i canali ufficiali INPS e COVIP. |
