Malattie Psichiche e Indennità di Accompagnamento

La Sesta Sezione della Corte di Cassazione, con ordinanza del 10 maggio 2017, ha chiarito importanti aspetti riguardanti il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento (prevista dall’art. 1 L. n. 18 del 1980) nei casi di malattie psichiche. La Corte ha ribadito un principio fondamentale già espresso in precedenti occasioni: l’indennità può essere riconosciuta anche a persone che, pur essendo materialmente capaci di compiere gli atti elementari della vita quotidiana come nutrirsi, vestirsi, provvedere all’igiene personale e assumere correttamente i farmaci prescritti, necessitano di una presenza costante a causa di gravi disturbi intellettivi, cognitivi o volitivi.

Malattie Psichiche e Accompagnamento 

La motivazione di tale riconoscimento risiede nell’incapacità di queste persone di determinarsi autonomamente al compimento di tali atti nei tempi e nei modi appropriati per salvaguardare la propria salute e dignità personale, evitando pericoli per sé o per gli altri. La Cassazione ha fatto riferimento a precedenti sentenze riguardanti psicopatie con incapacità di integrarsi nel contesto sociale. Sono stati citati casi specifici in cui l’indennità è stata riconosciuta a persone con deficit organici e cerebrali dalla nascita, incapaci di decidere autonomamente quando e come svolgere gli atti quotidiani, includendo non solo gli atti fisiologici ma anche quelli strumentali necessari nella vita sociale.

Malattie Psichiche e Accompagnamento 

Ulteriori esempi includono persone che, a causa di infermità mentali, manifestavano anche episodi di perdita di autocontrollo con conseguente pericolosità; soggetti con deficit mentali derivanti da lesioni cerebrali che compromettevano la loro sopravvivenza senza assistenza continua; individui con deterioramento delle facoltà psichiche che mostravano un’incapacità funzionale di compiere atti senza rischio di danno; e persone affette da grave oligofrenia con disturbi comportamentali, incapaci di comunicare e riconoscere oggetti, necessitando di assistenza continua per evitare danni. La Cassazione ha richiamato anche casi di psicosi schizofrenica paranoidea, oligofrenia medio-grave associata a cerebropatia e deficit intellettivo medio con psicosi schizofrenica in trattamento.

Malattie Psichiche e Accompagnamento 

In questo quadro, la capacità di compiere gli atti quotidiani deve essere intesa non solo come mera idoneità fisica, ma anche come capacità di comprenderne il significato e l’importanza per la propria condizione psico-fisica e dignità. La decisione sull’indennità di accompagnamento non si basa sul numero di atti che l’invalido non riesce a compiere, ma soprattutto sulle ricadute di tale incapacità, con particolare attenzione all’incidenza sulla salute e sulla dignità della persona. La Cassazione ha precisato che anche l’incapacità relativa a un solo genere di atti può, per la loro rilevanza e imprevedibilità, attestare la necessità di un’effettiva assistenza giornaliera.

Malattie Psichiche e Accompagnamento: Conclusioni

In definitiva, la capacità di compiere gli atti quotidiani deve essere intesa in senso ampio, includendo la comprensione del loro significato e della loro importanza per la propria condizione psico-fisica e dignità. La decisione sull’indennità non si basa sul numero di atti che l’invalido non riesce a compiere, ma sulle ricadute di tale incapacità sulla salute e sulla dignità della persona. Anche l’incapacità relativa a un solo genere di atti può giustificare la necessità di un’assistenza giornaliera, data la loro rilevanza e imprevedibilità

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